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Tasso BCE al minimo storico
dell'1%
L’8 dicembre scorso la Banca
Centrale Europea ha nuovamente ridotto il tasso di rifinanziamento principale
dello 0,25%, riportando così il tasso ufficiale al minimo storico dell’1%
(che era stato già raggiunto nel 2009). Una scelta accolta con favore dai
mercati finanziari, che conferma la scelta della Banca Centrale Europea di
combattere la recessione economica europea utilizzando tutti gli strumenti a sua
disposizione. Ricordiamo che nel corso del 2011 il tasso ufficiale era stato
aumentato, in due riprese, di mezzo punto, per contrastare i primi segnali di
inflazione. L’aggravarsi della crisi aveva convinto la Banca Centrale Europea
a invertire la rotta, riducendo il tasso di un quarto di punto il tre novembre
scorso. La riduzione del tasso incide
direttamente solo sui mutui a tasso variabile legati al tasso Bce, che sono
ancora pochi. In teoria alla riduzione del tasso ufficiale dovrebbe
corrispondere anche una riduzione dell’Euribor, a cui sono legati la maggior
parte dei mutui ipotecari, ma nell’attuale situazione del sistema bancario
europeo, caratterizzata dalla mancanza di liquidità, ciò potrebbe non
avvenire. Ricordiamo che l'Euribor, o tasso interbancario, è il tasso di
interesse applicato dalle banche tra di loro. L'Euribor, insomma, è il tasso
applicato da una banca che presta dei soldi a un'altra banca. Chi ha un mutuo a
tasso variabile parametrato all’Euribor, dunque, potrebbe anche non
beneficiare di alcuna riduzione nell’importo delle rate. Per i nuovi mutui, invece, il
problema è attualmente rappresentato dall’aumento generalizzato dello spread,
cioè del margine di guadagno applicato dalla banca rispetto al parametro di
riferimento. Oggi le banche si trovano in difficoltà nella raccolta dei fondi,
a causa della crisi di fiducia nel sistema, e devono sostenere costi più alti
per finanziarsi, come dimostrano i tassi di interesse sempre crescenti offerti
sui conti di deposito o altri strumenti finanziari analoghi, utilizzati per il
parcheggio temporaneo della liquidità. Ecco perché le banche sono costrette ad
aumentare il margine (spread) applicato ai clienti per i nuovi mutui da
stipulare nei prossimi mesi. L’aumento dello spread vanifica l’eventuale
riduzione del parametro di riferimento, quindi i nuovi mutui risultano oggi più
costosi di quelli stipulati negli ultimi anni. Appare sempre più interessante
la scelta del tasso fisso, oggi proposto a tassi vicini a quelli del variabile,
che tutela dalla possibilità di un futuro aumento dei tassi. Si conferma anche l’interesse
per i mutui a tasso variabile con il tetto, cioè con una soglia massima che non
potrà essere superata neppure nel caso in cui i tassi salissero di molto nei
prossimi anni. E’ una soluzione proposta da molte banche per i mutui prima
casa. Il mutuo è a tasso variabile ma ha un "tetto" massimo
predeterminato. In questo modo possiamo approfittare subito dei vantaggi di una
rata ridotta, ma se dovessero aumentare abbiamo la certezza di non andare oltre
un certo limite (che peraltro non è molto superiore al tasso fisso che potremmo
ottenere oggi). |